
Montecchio Maggiore, Anpi e Comune ricordano lo sterminio di Rom e Sinti
Porrajmos. È una parola che vuol dire divoramento in lingua romanì. Ed è l'equivalente di quello che per la comunità ebraica vuol dire Shoah. La strage di rom e sinti perpetrata dal nazi-fascismosmo è stata spesso nascosta dalla storia. L'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia di Montecchio ha voluto invece ricordare questo sterminio con una mostra, intitolata appunto "Porrajmos", inaugurata ieri presso la Sala Civica di Corte delle Filande. Un'esposizione, realizzata con il sostegno dell'assessore alle manifestazioni Leonardo Peotta, attraverso cui si racconta, per mezzo di pannelli con foto e documenti dell'epoca, una storia che non deve rimanere nell'oblio.
L'inaugurazione della mostra, svoltasi in occasione della Giornata della Memoria e a cui è seguita la proiezione il film "La tregua" di Francesco Rosi presentato da Michele Santuliana, ha visto la partecipazione di circa un centinaio di persone fra cui alcuni rappresentanti delle locali comunità sinte. «Oggi inauguriamo la mostra - ha spiegato al pubblico il presidente dell'Anpi castellano Luciano Chilese - in cui si potrà ricostruire la genesi del perché in una grande civiltà come quella tedesca possa nascere l'idea che rom e sinti possano essere considerati una razza inferiore a quella ariana. Anche perché, geneticamente parlando, sinti e rom sono discendenti purissimi degli ariani».
A parlare al pubblico anche una giovane ragazza sinta, Perla, la quale ha letto la lettera che i rappresentanti della Federazione Rom e Sinti hanno letto proprio ieri alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: «Il 1° agosto del 1944 ad Auschwitz-Birkenau, il lager degli zingari, gli ultimi 4.000 rom e sinti sopravvissuti fino ad allora sono stati mandati nelle camere a gas - ha raccontato Perla -. Sono stati risparmiati solo gli abili al lavoro, trasferiti in altri campi, e 24 gemellini utilizzati per i suoi terribili esperimenti dal medico delle SS Josef Mengele. Nell'immediato dopoguerra lo sterminio di 500.000 tra rom e sinti è stato dimenticato. Oggi, però, io mi sento di rappresentare non solo il popolo sinto ma un'intera umanità colpita dal dolore. Shoah e porrajmos sono due parole diverse per esprimere lo stesso male».
Di ritorno dall'incontro con Napolitano, è intervenuto alla serata anche anche Davide Casadio, presidente dei Sinti Italiani: «Non bisogna mai dimenticare quello che è successo e anche per questo - ha anticipato Casadio - ho parlato con il ministro dell'Istruzione Profumo per avviare un progetto per far conoscere lo sterminio dei sinti e dei rom nelle scuole e nelle università. Ringrazio Montecchio - ha concluso - per la sua volontà di far conoscere verità che spesso sono tenute nascoste».
La mostra sarà visitabile fino al 12 febbraio tutti i venerdì, sabati e domeniche dalle 17 alle 20.
Il 3 febbraio alle 20.45, sempre alla Corte delle Filande, sarà poi proiettato il documentario "La strada di Levi" che ripercorre il viaggio di ritorno dal campo di concentramento di Auschwitz dell'autore di "Se questo è un uomo" e "La tregua" Primo Levi.
Davide Casadio Sinti Italiani
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