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sabato 4 febbraio 2012

Auschwitz Giornata della Memoria vittime dell’Olocausto le popolazioni rom e sinti

Napolitano: «La scuola antidoto al negazionismo»

Roma - «Sono lieto ancora una volta di accogliere i rappresentanti delle vittime dell’Olocausto e delle Comunità ebraiche e insieme con loro i rappresentanti dei deportati italiani nei campi nazisti, alcuni dei quali abbiamo poco fa salutato e onorato», inizia così l’intervento del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel corso della cerimonia per il `Giorno della Memoria´ al Quirinale, davanti ad una platea di studenti e di rappresentanti delle istituzioni.


«La Giornata della Memoria che abbiamo celebrato oggi è tra le più intense di questi ultimi anni - spiega il Capo dello Stato - Per la forza politica e morale dei contributi del ministro Profumo e del presidente Gattegna. Per le genuine, appassionate testimonianze degli studenti. Per il quadro ricco come non mai, che qui si è riflesso, delle iniziative indette, in tutto il Paese; per il valore - in particolare - di realizzazioni come quella della mostra del Vittoriano sui ghetti nazisti in Polonia o come quella dell’elenco, reso accessibile online, degli oltre settemila cittadini ebrei vittime della persecuzione nazifascista in Italia durante la Repubblica sociale e l’occupazione tedesca. Insomma, il ricordo della Shoah come tragedia dell’Europa sta toccando livelli sempre più alti di consapevole partecipazione. Dobbiamo dire che a ciò ha certamente concorso l’istituzione per legge della Giornata della Memoria, per l’impulso che ha suscitato e propagato, in Italia, nelle Istituzioni, nella scuola, nella informazione, nella coscienza pubblica e in special modo tra le giovani generazioni».

«È stato bello ascoltare il racconto che il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ci ha presentato del viaggio computo ad Auschwitz con 180 studentesse e studenti. Nessuno, dopo questo viaggio - egli ci ha detto - è più lo stesso». Vissi anch’io la stesa commozione quando visitai Auschwitz vent’anni fa insieme con Giovanni Spadolini in rappresentanza del Parlamento Italiano. Ed importante è stato il coronamento dell’omaggio ad Auschwitz con la firma del Protocollo tra il ministero dell’Istruzione e l’Unione delle Comunità ebraiche italiane per fare della nostra scuola ancora più compiutamente `una scuola di memoria´. Questo impegno rappresenta il miglior antidoto a quei rigurgiti di negazionismo e antisemitismo, di intolleranza e di violenza che il ministro ha denunciato come fenomeni, per quanto marginali, da stroncare sul nascere».

«Ringrazio il presidente Gattegna per i riconoscimenti che mi ha rivolto - prosegue Napolitano - Quando ho giurato da presidente, `ho fatto sapendo che il mio dovere e il mio sentimento mi conducevano a riflessioni, prese di posizione e sollecitazioni motivate e inequivoche contro l’antisemitismo in ogni suo travestimento, contro il razzismo, contro ogni violazione del principio di pari dignità e di eguaglianza davanti alla legge. Lo dice l’articolo 2 della Costituzione italiana. Lo dice l’articolo 2 del Trattato sull’Unione europea. Rileggiamolo: `L’Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranza. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini’. Sì, l’Europa è questo. Non dimentichiamocene solo perché la nostra attenzione è oggi spasmodicamente concentrata sulla grave crisi finanziaria ed economica in atto da tre anni, sull’emergenza che ha investito l’Eurozona, sulle quotazioni, giorno per giorno, dei titoli del debito pubblico. Dobbiamo fare i conti con queste assillanti realtà, ma non perdiamo di vista il senso e i valori della costruzione europea».

«Le ragioni del nostro stare insieme - sottolinea il presidente della Repubblica - sono lì, in quel fondamento di pace e di civiltà su cui l’Europa ha trovato la sua unità ed è chiamata a far leva per il futuro. Il Cancelliere tedesco signora Merkel ha parlato ieri, in una importante intervista, del suo sentimento dell’Europa, `un continente con il quale si puo´ contribuire a plasmare il mondò, nel segno della dignità dell’uomo, delle libertà e dello sviluppo sostenibile. Ella ha parlato, in termini che condivido e apprezzo, della sua visione dell’Europa come `Unione politica´. E con una frase molto forte ha aggiunto: `L’Europa è la nostra fortuna ... Se non avessimo l’Europa, forse anche la nostra generazione si farebbe la guerra’. Sì, ed ecco perché occorre essere vigilanti e fermi contro ogni ricaduta nel nazionalismo, nella ricerca del nemico, nel rifiuto del diverso».

«L’amico Gattegna - prosegue - ha ricordato come l’unità europea sia nata dai percorsi di riesame critico, da parte della Germania e dell’Italia, delle scelte politiche e dei comportamenti tenuti negli anni Trenta e Quaranta. Il primo a rivolgersi ai tedeschi perché apprendessero l’estremo orrore del nazismo fu, con i suoi radiomessaggi dall’America, un grande tedesco costretto all’esilio. Il 14 gennaio del 1945, mentre Hitler teneva ancora nella distruzione e nella menzogna una Germania sull’orlo della disfatta, Thomas Mann rivelò agli ascoltatori tedeschi che gli inviati della neutrale Svizzera, in missione umanitaria, avevano potuto vedere i campi di Auschwitz e Birkenau, dove nel giro di un anno tra il 43’ e il `44 erano stati uccisi 1.715.000 ebrei. E videro, quegli inviati svizzeri, disse Mann, ´quello che nessun uomo sensibile è disposto a credere, se non l’ha visto con i propri occhi’. Dopo che quello sterminio e la guerra furono finiti, il percorso autocritico fu intrapreso e portato avanti in Germania. E l’immagine più alta che ne fu trasmessa al mondo, è quella, rimasta in me impressa per sempre, di un grande uomo politico e di governo tedesco, Willy Brandt, che a Varsavia si piegò in ginocchio dinanzi al monumento alle vittime del Ghetto - lui che aveva combattuto contro il nazismo prendendo su di sé la croce del chiedere perdono a nome della Germania».

«Noi italiani - spiega ancora il Capo dello Stato - chiudemmo i conti con il nazifascismo e con il nostro passato più buio combattendo la guerra di Liberazione e dandoci la Costituzione repubblicana. Ma non abbiamo smesso di cercare e diffondere la verità, guidati anche dalla grande luce della testimonianza e del messaggio di Primo Levi. E su misfatti come quello delle leggi razziali del 1938 e delle loro conseguenza, abbiamo fatto conoscere la dura verità, negli ultimi anni come non mai». «Signore e Signori, cari ragazzi e ragazze - conclude - il significato più ampio di questa Giornata della Memoria lo ha nobilmente dichiarato qui il presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche quando ci ha detto: `Ferme restando le specificità della Shoah, che fu il tentativo di realizzare il genocidio perfetto... questa deve essere la occasione di una riflessione condivisa che abbracci anche tutte le altre vittime di quella tragedia’: oltre che gli oppositori politici, `gli omosessuali, i disabili fisici e mentali, le popolazioni rom e sinti´. Di qui la lezione che ho sentito ieri risuonare nella parole di un alto magistrato - il Procuratore Generale della Corte di Cassazione - nella cerimonia per l’inaugurazione dell’Anno giudiziario. Parole severe per bollare qualsiasi alibi si possa accampare per `legittimare l’oblio´ - così egli si è espresso - di quelli che vengono definiti diritti sottili o diritti degli ultimi, quegli ultimi, quei deboli già evocati in triste sequenza da Gattegna. Per fortuna, è stata la conclusione del magistrato, si è affermata `la tutela sopranazionale dei diritti umani e delle libertà fondamentalì, la cultura del `diritto in grado di imporsi ai governi delle Nazioni´, e quindi la storica conquista della `creazione di una giurisprudenza comune dei diritti umani´. Coltivare queste conquiste, contro ogni regressione, è il modo più giusto e fecondo di rendere omaggio alla memoria delle vittime della Shoah, al sacrificio, alla resistenza, alla rinascita del popolo ebraico».

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«Mi dispiace, ma io non voglio fare l’imperatore. Non voglio né governare né comandare nessuno. Vorrei aiutare tutti: ebrei, ariani, uomini neri e bianchi. Tutti noi esseri umani dovremmo unirci, aiutarci sempre, dovremmo godere della felicità del prossimo. Non odiarci e disprezzarci l’un l’altro. In questo mondo c’è posto per tutti. La natura è ricca e sufficiente per tutti noi. La vita può essere felice e magnifica, ma noi l’abbiamo dimenticato. L’avidità ha avvelenato i nostri cuori, fatto precipitare il mondo nell’odio, condotti a passo d’oca verso le cose più abiette. Abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi. La macchina dell’abbondanza ci ha dato povertà, la scienza ci ha trasformati in cinici, l’abilità ci ha resi duri e cattivi. Pensiamo troppo e sentiamo poco. Più che macchine ci serve umanità, più che abilità ci serve bontà e gentilezza. Senza queste qualità la vita è vuota e violenta e tutto è perduto. L’aviazione e la radio hanno avvicinato la gente, la natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà dell’uomo, reclama la fratellanza universale. L’unione dell’umanità. Persino ora la mia voce raggiunge milioni di persone. Milioni di uomini, donne, bambini disperati, vittime di un sistema che impone agli uomini di segregare, umiliare e torturare gente innocente. A coloro che ci odiano io dico: non disperate! Perché l’avidità che ci comanda è soltanto un male passeggero, come la pochezza di uomini che temono le meraviglie del progresso umano. L’odio degli uomini scompare insieme ai dittatori. Il potere che hanno tolto al popolo, al popolo tornerà. E qualsiasi mezzo usino, la libertà non può essere soppressa. Soldati! Non cedete a dei bruti, uomini che vi comandano e che vi disprezzano, che vi limitano, uomini che vi dicono cosa dire, cosa fare, cosa pensare e come vivere! Che vi irregimentano, vi condizionano, vi trattano come bestie! Voi vi consegnate a questa gente senza un’anima! Uomini macchine con macchine al posto del cervello e del cuore. Ma voi non siete macchine! Voi non siete bestie! Siete uomini! Voi portate l’amore dell’umanità nel cuore. Voi non odiate. Coloro che odiano sono solo quelli che non hanno l’amore altrui. Soldati, non difendete la schiavitù, ma la libertà! Ricordate che nel Vangelo di Luca è scritto: «Il Regno di Dio è nel cuore dell’Uomo». Non di un solo uomo, ma nel cuore di tutti gli uomini. Voi, il popolo, avete la forza di creare le macchine, il progresso e la felicità. Voi, il popolo, avete la forza di fare si che la vita sia bella e libera. Voi che potete fare di questa vita una splendida avventura. Soldati, in nome della democrazia, uniamo queste forze. Uniamoci tutti! Combattiamo tutti per un mondo nuovo, che dia a tutti un lavoro, ai giovani la speranza, ai vecchi la serenità ed alle donne la sicurezza. Promettendovi queste cose degli uomini sono andati al potere. Mentivano! Non hanno mantenuto quelle promesse e mai lo faranno. E non ne daranno conto a nessuno. Forse i dittatori sono liberi perché rendono schiavo il popolo. Combattiamo per mantenere quelle promesse. Per abbattere i confini e le barriere. Combattiamo per eliminare l’avidità e l’odio. Un mondo ragionevole in cui la scienza ed il progresso diano a tutti gli uomini il benessere. Soldati! Nel nome della democrazia siate tutti uniti!»

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